L’artista franco-iraniana, autrice di Persepolis, è morta a 56 anni: il suo racconto autobiografico ha segnato fumetto, cinema e memoria politica del Novecento iraniano contemporaneo.
È morta a 56 anni Marjane Satrapi, artista franco-iraniana diventata una delle voci più riconoscibili del fumetto e del cinema d’autore internazionale. La notizia è stata comunicata dal suo entourage e rilanciata dalla stampa francese, tra cui Le Parisien, secondo quanto riferito anche dall’agenzia AFP.
Il suo nome resta legato soprattutto a Persepolis, opera autobiografica con cui Satrapi raccontò l’infanzia in Iran, gli anni della Rivoluzione islamica, il clima di repressione seguito all’ascesa di Khomeini e poi l’esperienza dell’esilio in Europa. Un racconto personale, ma capace di diventare memoria collettiva, trasformando una vicenda familiare e politica in un linguaggio accessibile a lettori di tutto il mondo.
In un comunicato diffuso dai familiari, l’artista viene ricordata come una donna segnata profondamente dalla morte del marito Mattias Ripa, produttore, attore e sceneggiatore scomparso l’8 aprile 2025. I suoi cari hanno parlato di una morte “di tristezza”, poco più di un anno dopo la perdita dell’uomo definito l’amore della sua vita.
Disegnatrice, illustratrice, sceneggiatrice e regista, Satrapi viveva in Francia da circa trent’anni. La sua carriera non si è limitata alla pagina disegnata: nel 2007, insieme a Vincent Paronnaud, portò Persepolis al cinema in forma di lungometraggio d’animazione. Il film ottenne il Premio della Giuria al Festival di Cannes e una candidatura agli Oscar, contribuendo a consolidare la fama internazionale dell’autrice.
Accanto a Persepolis, Satrapi ha firmato anche altre opere importanti, tra cui Pollo alle prugne e Bordados, confermando uno stile capace di unire intimità, ironia, dolore e riflessione politica. Negli ultimi anni il suo nome era tornato al centro del dibattito culturale anche per il sostegno alle donne iraniane e per il lavoro collettivo legato al movimento Donna, Vita, Libertà.
Con la sua scomparsa, il mondo della cultura perde un’autrice che ha saputo trasformare il fumetto in testimonianza storica e il racconto privato in una denuncia universale contro autoritarismo, censura e perdita della libertà.